L’INCA a Marcinelle. Dalla clandestinità alla tutela

Nelle foto, il verbale della riunione del Comitato esecutivo dell'INCA CGIL dell'11 settembre 1956 conservato nell'Archivio storico del Patronato, dichiarato nel 2026 di interesse storico particolarmente importante dal Ministero della Cultura 



L'INCA apre una sede in Belgio nel 1954 in condizioni di clandestinità, in un contesto in cui ai lavoratori italiani emigrati era impedita qualsiasi forma di organizzazione.

Pur privo di riconoscimento ufficiale, il patronato diventa subito un punto di riferimento essenziale per tutti i lavoratori, non solo minatori, e delle loro famiglie, offrendo un'assistenza che va ben oltre le pratiche burocratiche e previdenziali.


Giuseppe Cigni, un operaio metalmeccanico originario di Reggio Emilia, è il primo responsabile dell’ufficio INCA di Bruxelles che viene segnalato dal governo belga come “noto comunista, membro del sindacato unico dei minatori e partecipante agli scioperi”.

Infatti, Cigni percorre a piedi i bacini minerari per tradurre documenti, compilare pratiche, spiegare diritti e accompagnare gli emigrati nella vita quotidiana. La sua funzione è riassunta efficacemente dall’espressione “se si avevano le scarpe rotte, ci si rivolgeva all'INCA” che rappresenta tutto il valore umano e sociale del patronato.


La tragedia di Marcinelle dell'8 agosto 1956 mette in luce l'importanza della rete costruita dall'INCA negli anni precedenti. Durante e dopo il disastro, infatti, il Patronato trasforma la solidarietà in iniziativa concreta.

I dirigenti nazionali si recano in Belgio “per rendersi conto delle condizioni di vita e di lavoro dei minatori italiani e per portare [...] i sensi della più fraterna solidarietà”, denunciando le gravissime condizioni di precarietà e di abbandono degli emigrati e chiedendo interventi per rendere il lavoro meno pericoloso.


Ma l’azione dell’INCA non si ferma agli attestati, perché comincia ad organizzare la tutela legale delle famiglie coinvolte nell’esplosione della miniera di Marcinelle, disponendo che la sede di Bruxelles non solo “partecipi all'attiva opera di solidarietà” ma promuova anche “un collegio di legali italiani e belgi” per costituirsi parte civile contro i responsabili di quanto è avvenuto.


Negli anni successivi, il Patronato segue l'intero iter processuale del Bois du Cazier, coordinando la difesa di circa cinquanta famiglie italiane. Infatti, grazie all'impegno dell'avvocato Jacques Moins e del collegio di difesa, contribuisce a ribaltare l'assoluzione di primo grado, ottenendo una condanna in appello.

infatti nel 1964, all'indomani della sentenza, lo stesso presidente Renato Bitossi definirà quel risultato "un importante successo del nostro Istituto", confermando il ruolo dell'INCA come protagonista della tutela giuridica degli emigrati.


L'eredità di Marcinelle segna profondamente l'evoluzione del Patronato della CGIL che rafforza la propria presenza in Belgio, apre nuove sedi, amplia i servizi e nel 1960 pubblica una guida pratica per i lavoratori italiani, continuando a tradurre il diritto in informazioni accessibili.

Da quell'esperienza nasceranno anche le successive battaglie per il riconoscimento della silicosi e per lo sviluppo del diritto sociale europeo.


Come conclude la riedizione del volume “Marcinelle 1956-2026 Settant’anni tra diritti, memoria e tutela”, edito da Futura, "la tutela individuale di una persona – la sua dignità, la sua sicurezza, il suo diritto a non essere lasciata sola – è il gesto che giustifica la nostra esistenza": una missione che trova a Marcinelle una delle sue espressioni più alte.