Le colonie estive dell'INCA: molto più di una vacanza

Le colonie erano articolate in turni di circa un mese e, in alcuni casi, prevedevano anche attività giornaliere nelle campagne vicine ai grandi centri urbani, con il rientro in serata. Oltre all'ospitalità, venivano assicurati pasti studiati secondo attenti criteri dietetici.

Infatti, il menù giornaliero prevedeva la colazione, il pranzo, la merenda e la cena.

La colazione del mattino era a base di latte, caffè, cioccolato e pane. A pranzo venivano serviti pastasciutta (quattro volte la settimana), pesce o carne o uova o formaggio con contorno di verdura e frutta. Per merenda poteva esserci, alternativamente, frutta, marmellata, formaggio o cioccolato. Infine, la cena: dopo la minestra, un secondo piatto a base di legumi, uova o formaggio, crema o frutta.


Oltre all’alimentazione, molta attenzione era prestata anche ad una accurata assistenza igienico-sanitaria e all’educazione affidata a personale appositamente formato da figure di primo piano del mondo pedagogico e culturale, tra cui Adriano Ossicini, Marisa Rodano, Dina Bertoni Iovine e Laura Lombardo Radice, quest’ultima in particolare, chiamata a sviluppare i temi dell'educazione democratica dell'infanzia.


Come ricorda Giuseppe Sircana, autore di numerose pubblicazioni e responsabile dell'Archivio storico della CGIL Roma e Lazio, “ancora negli anni Sessanta le colonie continuavano a rappresentare, per molti bambini e ragazzi, l'unica reale opportunità di trascorrere un periodo di vacanza” (brano tratto da un articolo pubblicato il 29 luglio 2021 sulla rivista LiberEtà).


Promosse da enti pubblici, grandi aziende, patronati e associazioni assistenziali, esse costituivano uno dei più efficaci strumenti di tutela dell'infanzia e di sostegno alle famiglie dei lavoratori.

In questo contesto l'INCA svolse un ruolo di primo piano, coniugando assistenza sociale, tutela della salute e educazione in un'unica esperienza destinata a lasciare un segno profondo nella memoria di intere generazioni.